Pechowy

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Giovedì, 06 Giugno 2019 04:11

Regole per una Connessione WIFI SICURA

Connettere qualunque dispositivo a una rete wireless può essere rischioso per la sicurezza dei dati e l’integrità di tutti i dispositivi connessi alla stessa rete, ma ci sono alcuni accorgimenti che possono permetterci di navigare in internet nella massima sicurezza:

Per disporre di un accesso wireless domestico sicuro la prima, e fondamentale, regola è quella di cambiare la password di fabbrica del router: “admin” o “123456” non sono certo le credenziali migliori.

Imposta una password sicura con almeno 6 (meglio se 8) caratteri alfanumerici.

Assicurati che non si possa accedere dal browser internet alla pagina d’accesso del vostro router, cambiando le impostazioni iniziali.

Mantieni sempre aggiornato il firmware del modem, così da poter disporre sempre della versione più sicura. Anche il dispositivo con il quale ti connetti deve essere protetto e aggiornato. Perché la minaccia potrebbe essere stata già scaricata sul tuo dispositivo.

È utile creare una rete wireless “guest” per i tuoi ospiti, così da non dover condividere la password del modem e della rete wireless principale.

Disattiva il Bluetooth dei dispositivi quando non lo state utilizzando, oppure mettilo in modalità invisibile per evitare che sia raggiungibile da estranei. Un discorso simile può essere fatto anche per la modalità “Hotspot” dello smartphone.

RETI PUBBLICHE

Reti WiFi HotSpot pubbliche o aperte: connettersi a una rete condivisa è sempre rischioso, ma certe volte può essere l’unica opzione. In questo caso consigliamo di evitare di condividere informazioni private e sensibili quando ti trovi connesso a quella rete wireless, perché i malintenzionati che si trovano all’interno della stessa rete potrebbero vedere i dati scambiati con la rete e avere accesso ai tuoi dispositivi connessi. Si tratta di attacchi noti come “Man in the Middle” oppure “Snooping” o “Sniffing”.

Tra i principali accorgimenti, in questo caso, consigliamo di:

Verificare sempre che la rete a cui si accede sia quella “ufficiale”: i cyber criminali possono creare delle reti wireless “trappola” con nomi simili a quelli delle reti “open” per carpire le informazioni

Non lasciare attivo l’aggancio automatico alle reti wireless aperte, ma selezionare sempre l’opzione manuale

MENTRE SI NAVIGA

La sicurezza non è solo “tecnica”, ma molto dipende anche dal nostro comportamento mentre si naviga. Spesso siamo noi stessi a fornire le informazioni che gli hacker cercano, semplicemente perché non stiamo attenti a cosa divulghiamo e a chi.

Ecco alcuni consigli pratici che dobbiamo tenere sempre in mente:

MAIL: attento alle email “fishing”, cioè alle mail che sembrano qualcos’altro (esempio quella della Posta o della Banca) per raccogliere i nostri dati (conto corrente, codici etc). Presta sempre molta attenzione a come le email sono scritte, chi sono i veri mittenti e se hai dubbi che l’indirizzo non è quello solito è buona prassi verificare andando sul sito internet ufficiale o controllando telefonicamente. Importante, se hai dei dubbi non fidarti dei link / numeri di telefono / indirizzi email riportati nel testo della email, potrebbero essere finti, per avvallare appunto l’autenticità della mail. Meglio cercare su un motore di ricerca o digitando direttamente l’homepage del sito in questione (se conosciuta).

Bisogna prestare molta attenzione agli allegati, non aprire file esecutivi se non sei sicuro del mittente oppure se il testo della mail è strano / inaspettato. I tuoi contatti potrebbero essere stati infettati da un virus ed è proprio il virus a inviarvi la mail.

SOCIAL:

I social sono nati appositamente per condividere la propria vita con gli altri, ma bisogna scegliere con accuratezza cosa (e con chi) decidiamo di divulgarla.

Se abbiamo i profili aperti (Instagram, Twitter, Facebook) non abbiamo ovviamente controllo su chi potrebbe leggere le nostre informazioni. È quindi importante cercare di limitare le informazioni che forniamo: per esempio ora è molto semplice risalire ai codici fiscali anche di persone che non conosciamo, perché tramite Facebook, nella sezione pubblica, quasi tutti indichiamo nome, cognome, data e città di nascita.

Se poi diamo informazioni sulle nostre abitudini (la nostra banca, il nostro operatore telefonico, se partiamo per un viaggio etc) agevoliamo notevolmente il lavoro dei malintenzionati.

Attenzione anche alle richieste di amicizia da parte di persone che non conosci.

È importante controllare anche la veridicità dei profili guardando data di registrazione, numero di amici / follower etc, prima di iniziare a messaggiare e scambiare informazioni.

Fonte D-Link #ConnettitiResponsabilmente

Mercoledì, 05 Giugno 2019 04:42

Creare immagine di backup di CD e DVD

Come creare una immagine disco di supporti CD e DVD con la possibilità di usarne il contenuto in Windows senza adoperare il lettore.

I moderni notebook sono generalmente sprovvisti di lettori ottici: si acquistano sistemi ultracompatti, ultraleggeri, "ultra-tutto" ma quando ci si trova a dover recuperare dati da un DVD o un CD non si sa come comportarsi.
Amazon offre un ricco catalogo di lettori CD/DVD e masterizzatori esterni collegabili al portatile usando la porta USB.

Capita spesso, però, di avere l'esigenza di creare una immagine di backup di CD e DVD in modo da ottenerne tutto il contenuto comodamente memorizzato in un file.
Complice il basso costo dello storage (gli hard disk tradizionali sono sempre più capienti ed economici; i server NAS permettono di conservare contenuti di ogni tipo in modo sicuro grazie alla configurazione RAID…), può quindi essere ragionevole utilizzare un PC più vecchio dotato di lettore/masterizzatore per creare una immagine ISO di un supporto CD o DVD.

Windows 10 permette infatti di "montare" istantaneamente il contenuto di un'immagine ISO: basta cliccare due volte su un file salvato in formato ISO perché il suo contenuto sia direttamente accessibile dalla finestra Questo PC.
Windows 10 assegna automaticamente al contenuto dei file ISO una lettera identificativa di unità: così, premendo la combinazione di tasti Windows+X quindi scegliendo Esplora file, si troverà il contenuto del file ISO accessibile così come se fosse un CD o un DVD.

Questo lettore virtuale funziona molto bene e può essere "disconnesso" dal sistema semplicemente cliccando con il tasto destro del mouse sulla sua icona e scegliendo Espelli.
Come creare immagine ISO per il backup di CD e DVD
Complice la sempre più scarsa diffusione dei supporti CD e DVD, molte delle applicazioni che permettevano il backup dei supporti si sono ormai perse per strada e non vengono più sviluppate.

Tra le migliori ci sono sempre CDBurnerXP e BurnAware, entrambe ancora aggiornate con continuità e disponibili in versione free. Attenzione però: le versioni standard proposte di default sui rispettivi siti web sono rimpinzate di componenti inutili. Sottoponendole a una scansione con VirusTotal si ottengono immediatamente una serie di segnalazioni di potenziali problemi.

Vi suggeriamo quindi di scaricare le seguenti versioni di CDBurnerXP e di BurnAware che non contengono alcun componente superfluo:

- CDBurnerXP versione portabile a 64 bit
- CDBurnerXP versione portabile a 32 bit
- BurnAware Free

Va rammentato che il creare una copia privata, a soli fini di backup, di un supporto ospitante contenuti soggetti a copyright è una procedura ammessa anche in Italia. Anzi, a fronte di tale possibilità concessa agli utenti finali (consumatori), al momento dell'acquisto di qualunque supporto per la memorizzazione di dati (anche hard disk, SSD, chiavette USB, strumenti per la memorizzazione di audio e video,...) si versa automaticamente un importo che incide in misura variabile sul prezzo d'acquisto del prodotto: si tratta del cosiddetto equo compenso che feroci polemiche ha sollevato in passato.

Ovviamente l'equo compenso è pensato per remunerare gli autori ed editori a fronte del diritto concesso ai consumatori di creare una eventuale copia personale delle opere protette da copyright. Tale imposta non autorizza nessuno a creare e diffondere a terzi materiale che è opera dell'ingegno ed è tutelato dalle norme in materia di diritto d'autore.

Lunedì, 03 Giugno 2019 19:23

Windows 7, fine del supporto a inizio 2020

Manca poco al ritiro di Windows 7: il sistema operativo non sarà più supportato a partire dal 14 gennaio 2020. Cosa succederà dopo tale data e come non farsi trovare impreparati.

Tutti i software, prima o poi, raggiungono il loro "fine vita". Microsoft chiarisce in questa pagina le principali date che hanno a che fare con il supporto mainstream ed extended delle varie versioni dei suoi sistemi operativi.

Sì perché la data di fine supporto di un sistema operativo di qualunque altro software porta con sé implicazioni dirette sulla disponibilità di nuove funzionalità e patch.
Per un sistema operativo come Windows 7 l'introduzione di nuove funzionalità è cosa ormai superata da tempo ma ciò che è fondamentale è la disponibilità degli aggiornamenti di sicurezza.
Utilizzare un sistema operativo non sicuro perché ha ormai raggiunto il suo "fine vita" e non vengono più rilasciate patch correttive per i vari problemi di sicurezza rappresenta un grosso problema, soprattutto in ambito aziendale.

E se è vero che in tantissimi uffici pubblici è facile imbattersi ancor oggi in macchine che adoperano ancora Windows XP ritirato addirittura ad aprile 2014 (!), la pratica diffusissima che consiste nel continuare a utilizzare sistemi operativi ormai superati è fortemente sconsigliata, a meno di non utilizzare qualche precauzione.

Per i professionisti e le aziende che utilizzano molte workstation Windows 7, passare a Windows 10 è di fatto pressoché obbligatorio:

1) Il consiglio è quello di creare un'immagine del sistema con l'intera configurazione di Windows 7, la struttura del disco o dell'unità SSD e i dati memorizzati salvandola quindi su un server NAS o su una cartella condivisa in rete locale.
Per procedere in tal senso si possono usare le soluzioni di Acronis, programmi come AOMEI Backupper, EASEUS Todo Backup, Macrium Reflect (ReDeploy) e MiniTool ShadowMaker. Si creerà così un'unica immagine che permette il ripristino completo dell'intera configurazione del sistema in caso di guai.

2) Utilizzando quindi l'Assistente aggiornamento Windows 10 si possono aggiornare le macchine Windows 10 a costo zero senza neppure la necessità di introdurre manualmente alcun Product Key.
Sebbene l'offerta di aggiornamento gratuito a Windows 10 (a partire da copie di Windows 7 e Windows 8.1 installate con una regolare licenza) sia terminata dopo un anno dalla data di lancio della prima versione di Windows 10, è ancora possibile passare alla più recente versione del sistema operativo a costo zero.

3) I file relativi a Windows 7, dopo l'upgrade a Windows 10 con Assistente aggiornamento Windows 10 o con l'utilità Media Creation Tool, vengono conservati nella cartella \Windows.old.
Tale cartella non dovrebbe essere subito rimossa perché, in caso di problemi, rappresenta la chiave per tornare a Windows 7 senza mettere mano ai software di disk imaging citati in precedenza.
Anzi, per chi passa da Windows 7 a Windows 10, suggeriamo di aumentare il numero di giorni durante i quali il sistema operativo conserva il contenuto della cartella \Windows.old.

4) Suggeriamo quindi "alleggerire" Windows 10 modificando subito alcuni comportamenti che per chi proviene da Windows 7 possono essere considerati inutili forzature e causa di rallentamenti.

Per gli utenti più evoluti c'è anche la possibilità di disattivare alcune funzionalità di Windows 10 e rendere il sistema più veloce. Si tratta di interventi che dovrebbero comunque essere prima provati su macchine non utilizzate per scopi produttivi per poi replicare la configurazione altrove.

Lunedì, 27 Maggio 2019 06:14

Risolvere la Schermata Blu di Windows

Il bluescreen di Windows (BSOD): come risolvere la schermata blu di Windows

È molto fastidioso quando si sta serenamente lavorando al proprio computer e all’improvviso scompare tutta la schermata. Per un breve periodo vedete solamente una schermata blu con un delle scritte che compaiono e se ne vanno. Prima che abbiate la possibilità di leggere quello che compare sul vostro schermo, il PC si riavvia di nuovo.

Il cosiddetto “Bluescreen of death” (da qui l’abbreviazione BSOD), ossia schermata blu della morte, è altresì conosciuto come “STOP Error” e “bug check” ed è un messaggio d’avviso che informa l’utente che un hardware, un software o un driver è difettoso, causando l’arresto di Windows. Il bluescreen è dunque uno dei sintomi di un errore di sistema critico. Come misura di sicurezza il computer viene arrestato, con l’utente che inizialmente rimane perplesso se non alterato di fronte al suo schermo diventato improvvisamente blu. In base alla versione di Windows utilizzata la schermata blu cambia.

La prima cosa da fare dopo un bluescreen
- Cercare di ricordare esattamente ciò che si stava facendo al PC prima che comparisse la schermata blu. Avete aperto o modificato un documento? Stavate guardando un video su Internet o eravate nel bel mezzo di una videoconferenza? La risposta può fornire importanti indizi sulla causa della schermata blu. È meglio prendere nota della vostra ultima azione. Idealmente sarebbe importante ricordarsi quali programmi erano aperti.
- Controllare la temperatura del PC. Se è insolitamente caldo, potrebbe non essere adeguatamente ventilato. Ciò può essere dovuto al fatto che il PC non ha abbastanza spazio per far circolare aria a sufficienza. Anche la sporcizia come la polvere ha un impatto significativo sulla temperatura del sistema e quindi sulle prestazioni e può causare danni all'hardware. In questo caso una schermata blu come "precauzione" non è insolito.
- Ricordare se avete scollegato hardware secondari come dischi fissi, cuffie, fotocamere, pennette usb e quant’altro. A volte i bluescreen vengono causati da un dispositivo difettoso.
- Se il computer non si riavvia in automatico, aspettate un paio di minuti prima di farlo manualmente.

Cosa fare dopo aver riavviato con successo
Una volta riavviato il PC, ci sono diverse strategie che permettono di individuare le cause del bluescreen.

- Ottenere le informazioni visualizzate sulla schermata blu. Windows permette di disattivare il riavvio automatico del sistema in modo da avere abbastanza tempo per prendere nota dell'errore visualizzato sulla schermata blu. Ecco come fare: fate clic con il tasto destro del mouse su Computer (ad esempio su File Explorer di Windows), quindi cliccate su Proprietà. Si aprirà una nuova finestra con le informazioni di sistema. Andate su Impostazioni di sistema avanzate: alla voce Avvio e ripristino è possibile rimuovere il segno di spunta da Riavvia automaticamente.
- Non appena viene visualizzata nuovamente la schermata blu, annotate il messaggio di errore. Con Windows 10 appare in fondo sotto al display, mentre nelle versioni precedenti si trova nella terza riga dall'alto. Caratteristica del messaggio di errore è il carattere maiuscolo. Esempi: "KMODE_EXCEPTION_NOT_HANDLED" o "DATA_BUS_ERROR". Questo include un codice di errore nel formato "0x00000" e talvolta un file di sistema responsabile (es. usbuhci.sys o kbdhid.sys). La schermata blu fornisce quindi da due a tre informazioni importanti.
- Se la schermata blu non appare, è comunque consigliabile tentare di determinarne la causa così da evitare eventuali ulteriori incidenti. Fortunatamente Windows crea i cosiddetti file minidump quando si verificano errori di sistema, leggibili con programmi specifici. Il tool gratuito BlueScreenView può essere utilizzato per ricostruire gli ultimi bluescreen visualizzati.
Le- informazioni ottenute sono di solito sufficienti per ricercare le cause sul web.

Soluzioni per mezzo delle funzioni Windows

Modalità provvisoria
Se più bluescreen impediscono di modificare le impostazioni e di risolvere le cause del problema, si consiglia di avviare Windows in modalità sicura. Premere il tasto F8 e tenerlo premuto mentre si avvia il PC per passare alla modalità provvisoria prima che appaia il logo di Windows. In questa modalità Windows carica solo i processi e i driver assolutamente necessari. Può essere utilizzata per risolvere problemi esistenti senza rischiare di incappare nuovamente in una schermata blu.

C’è un altro metodo per attivare la modalità provvisoria direttamente su Windows: cercare la funzione msconfig nel menu di avvio ed eseguirla come amministratore cliccandoci sopra con il tasto destro del mouse.

Nella nuova finestra "Configurazione di sistema", attivare la funzione "Modalità provvisoria" nella tab "Opzioni di Avvio". Confermare con "OK" e riavviare il PC. Windows si avvierà in modalità sicura.

Verificare e riparare i file di sistema
Molti problemi interni possono essere risolti con gli strumenti integrati di Windows. Cercate nel menu Start la voce "Prompt dei comandi" e aprite il programma (cliccando con il tasto destro del mouse e poi su "Esegui come amministratore").

Nella nuova finestra non potete immettere nuovi comandi. Digitate "sfc /?" e premete invio. Vi verranno quindi offerte alcune opzioni per la scansione dei file di sistema. All'inizio si consiglia "sfc /scannow" per una scansione completa, che può richiedere fino a 30 minuti. Idealmente i file di sistema difettosi saranno riparati e il problema del bluescreen risolto. Con "sfc /scanfile=PERCORSODELFILE" è possibile controllare e riparare solo un certo file, indicandone il percorso. Questo è consigliato nel caso in cui nella schermata blu sia specificato un singolo file difettoso. Procedendo in questo modo si risparmia una considerevole quantità di tempo. Naturalmente è possibile solo se si dispone del percorso esatto del file.

Avviare Windows nell’ultima configurazione sicuramente funzionante
Windows può ricordare l'ultima volta che ha funzionato correttamente e ripristinare questa versione se necessario. Per fare questo spegnete il PC, riavviatelo e tenete premuto F8 quando riavviate. Nelle opzioni si trova la voce "Ultima configurazione nota funzionante". Avviate quindi Windows in questa versione. Se il vostro problema bluescreen scompare, è molto probabile che sia stato un aggiornamento del sistema o dei driver ad aver causato il problema.

Ripristinare il sistema
Se nessuna delle soluzioni fornite fino a questo momento funziona, può essere necessario installare nuovamente il sistema operativo. Di nuovo, tenete premuto F8 quando riavviate il computer e selezionate "Ripara computer". Qui troverete l'opzione per ripristinare il vostro sistema.

Se disponete di un disco di installazione di Windows, è possibile avviarlo all'accensione del computer riavviando così il sistema.

Come proteggersi dalla schermata blu
Non c'è praticamente nessuna protezione al cento per cento contro i bluescreen, perché gli errori interni possono verificarsi senza alcuna colpa da parte dell'utente. Questo può accadere a causa di un aggiornamento o hardware difettosi, che si verificano senza l’intervento dell’utente. Tuttavia con alcune strategie è possibile evitare la perdita di dati importanti e ridurre la possibilità di imbattersi in una schermata blu. Vediamo qui di seguito quali:

- Eseguire il backup dei dati e dei documenti. Poiché i bluescreen sono solitamente sintomo di un hardware difettoso (compreso il disco rigido), è necessario eseguire regolarmente il backup di tutti i dati importanti su un disco rigido esterno. L’archiviazione dei backup su dischi di memoria esterni o su cloud contribuisce a ridurre al minimo l'impatto di potenziali guasti di sistema. Il modo più veloce per farlo è quello di utilizzare lo strumento di backup dei dati di Windows: andate su "Pannello di controllo" e nella tab "Sistema e sicurezza" fate clic su "Effettuare un backup del computer" (Windows 10: "Backup e ripristino"). È quindi possibile creare un file di backup con le impostazioni consigliate o personalizzate mettendo i dati al sicuro su un disco rigido a vostra scelta (ad esempio un disco rigido esterno).
- Mantenete aggiornati la versione di Windows e i driver del dispositivo e del sistema. Solitamente si aggiornano da soli e solo di rado un aggiornamento con errori può portare alla schermata blu. In generale, però, gli aggiornamenti sono altamente consigliati per evitare problemi di compatibilità.
- Utilizzate un software antivirus aggiornato con uno scanner attivo e/o un firewall per proteggere da virus, malware, ecc. In alcuni casi questi programmi dannosi causano guasti critici del sistema che portano Windows a rispondere con una schermata blu. Ci sono stati anche casi in cui software maligni hanno simulato un bluescreen ingannanando l'utente e attirandolo in una truffa di denaro.
- Mantenete il PC pulito e in ordine. Controllate se la ventola funziona indisturbata. Lasciate il PC spento quando non viene utilizzato. Disinstallate il software di cui non avete bisogno e tenere d'occhio i processi in background. Non cliccate su link sospetti su Internet e scaricate file solamente da fonti attendibili. Una gestione accorta del vostro computer ne prolungherà notevolmente l’aspettativa di vita e ridurrà la possibilità di errori di sistema e quindi di schermate blu di errore.

Domenica, 19 Maggio 2019 19:03

Hard Disk Contro SSD

Hard Disk contro SSD quale scegliere? Tutto quello che c’è da sapere

Con l’avanzamento della tecnologia anche il mondo delle “memorie fisiche” dei vari pc fissi e portatili stanno subendo un notevole cambiamento.
Basta pensare solo al fatto che già da ora l’utente può scegliere se dotare il proprio personal computer con hard-disk fisico o a stato solido, cosa impensabile fino a qualche anno fa.

Ma cos’è un HDD?
In informatica un disco rigido o disco fisso (sigla HDD dall’inglese hard disk drive) è un dispositivo di memoria di massa di tipo magnetico: esso infatti utilizza uno o più dischi appositamente magnetizzati adatti per l’archiviazione dove al suo interno vengono “scritti” sistemi operativi, fatture, documenti in genere, video ed immagini. Una memoria comunque differente della ram, infatti quest’ultima ad ogni reset, oppure arresto del pc, si svuota “perdendo” il contenuto.
L’insieme di dischi magnetici e testina di lettura e scrittura quindi formano un Hard disk meccanico: mentre il disco gira con velocità più o meno elevata a seconda del modello e delle prestazioni la testina del disco (dotata di un finissimo filo di contatto) legge, cancella, scrive e sovrascrive su di esso qualunque tipo di file.

Ed invece cos’è un Hard Disk a stato solido (SSD)?
È la fusione di due concetti: è un incrocio tra una RAM ed un DISCO FISSO classico. Come detto in precedenza anche le Ram sono dotate di una memoria, ma volatile: ogni banco di ram riporta sul dorso più “cellette nere” o chip esse sono la memoria della Ram. Ed è da questo concetto di memoria solida che si basano gli SSD: memorie che però non perdono il loro contenuto ad ogni riavvio di pc. la parte meccanica costituita da disco magnetico e testina infatti vengono sostituite da un grande chip di memoria.

Che differenza c’è tra HDD SSD ed una chiavetta USB? Sono la stessa cosa?
Concettualmente si, tecnicamente e strutturalmente no. I CHIP usati per l’archiviazione di massa per HDD per notebook o pc fisso hanno una struttura interna differente dalle flash drive delle chiavette USB. Gli Hard disk SSD sono più costosi di una chiavetta usb, ma sono molto più veloci ed affidabili e molto più duraturi.

Quindi cosa scegliere?
Abbiamo raccolto 4 utili consigli per valutare quale tecnologia da sfruttare per il proprio computer. La questione è valida sia per computer con sistema operativo Windows sia per computer della Apple con sistema operativo OSX, e naturalmente Linux.

1) Prezzo
Gli SSD rispetto agli HDD meccanici hanno un rapporto €/Gb molto più elevato e quindi sono più costosi. C’è però da ricordarsi questo: gli HDD costano sicuramente meno ed hanno capacità di memoria più elevate, però sono di una tecnologia più vecchia e posso risultare più lenti di un SSD.

2) Velocità
Se per quanto riguarda il prezzo gli SSD risultano meno convenienti, in termini di prestazione non c’è paragone: l’avvio, lo spegnimento e tutte le operazioni del computer sono molto più veloci e quasi immediate.
Un PC o Mac con SSD è in grado di caricare programmi più velocemente con prestazioni molto migliori; non solo, le prestazioni non si degradano nel tempo. Il Sistema Operativo resterà sempre performante come appena installato (salvo ovviamente malfunzionamenti software dovuti da virus e similari). Quindi per ottenere un notevole miglioramento delle prestazioni consigliamo un HDD SSD.

3) Durata
Esistono due fattori che incidono sulla vita di HDD: l’utilizzo e le rotture accidentali.
Un Hard disk classico ha una vita più lunga rispetto ad HD SSD: quest’ultimo infatti ha una vita “limitata” e conteggiata in accessi e scritture (anche se oggi la tecnologia TRIM ha limitato questo problema).
In positivo però un HD SSD ha il fatto di non avere parte meccaniche che evitano sia l’usura dovuta ad azioni meccaniche che rotture accidentali. Molti sottovalutano una cosa: un portatile con disco HDD standard (meccanico) è concepito per il trasporto da spento: “sballottarlo” da parte a parte tutto il giorno vi porterà sicuramente ad una sua rottura accidentale. Invece un HDD SSD non presenta questo inconveniente.

4) Rumore
Per i puristi e gli amanti del silenzio e delle macchine poco rumorose la tecnologia SSD azzera il problema: non avendo dischi che girano e parti meccaniche il rumore non c’è.

Conclusione
Quindi in conclusione: se il tuo problema principale è archiviare una grossa mole di dati è consigliabile ripiegare su HDD classici, sia per le dimensioni sia per il costo minore/Gb disponibili.
Consigliamo invece un disco a stato solido (SSD) sopratutto a chi ha la necessita di avere una macchina performante ed ultra veloce nell’elaborazione di dati, non solo, è consigliabile montare un disco SSD in quei notebook che “viaggiano” spesso fuori azienda per evitare rotture dovute da urti e per portare il notebook ovunque si voglia.

Giovedì, 24 Agosto 2017 04:41

Michele N.

Fantastici in tutto e per tutto: dal servizio pre e post vendita, ai super-prezzi!

Giovedì, 24 Agosto 2017 04:41

Simone

Perfetti...nelle descrizioni e nel servizio, consegna anzi in anticipo sulle previsioniottimo sito

Giovedì, 24 Agosto 2017 04:40

David

Ho sempre trovato delle buone offerte e sono sempre state rispettate le condizioni, sia nel tempo di consegna che di qualità del servizio

Domenica, 05 Maggio 2019 09:48

Problemi per Mozilla Firefox

Il certificato impiegato da Mozilla per la firma delle estensioni di Firefox è scaduto: fermi tutti gli add-on del browser nel corso del weekend.

E' stato un fine settimana difficile per Mozilla, così come per gli utenti che si affidano a Firefox. Quasi all’improvviso le estensioni compatibili con il browser hanno smesso di funzionare. La software house è intervenuta nella giornata di sabato con il rilascio di un primo fix in grado di arginare il problema, distribuendone poi un secondo domenica.

Firefox, problemi con le estensioni
Per l’utenza si sono verificati i più svariati disagi durante la navigazione: stop al blocco del tracking da parte dei siti, agli strumenti di traduzione, a quelli per la riproduzione dei contenuti multimediali o per la personalizzazione dell’interfaccia e così via. La causa è da ricercarsi in un certificato SSL scaduto allo scoccare della mezzanotte di sabato, quello impiegato per la firma degli add-on. Subito dopo aver portato alla luce il problema, la community online ha iniziato a escogitare e condividere workaround in grado di aggirarlo, almeno in modo temporaneo. Mozilla consiglia di non farlo e attendere che tutto torni a funzionare a dovere grazie agli update ufficiali.

La raccomandazione, per riabilitare il corretto funzionamento delle estensioni, è dunque quella di non far altro se non scaricare e installare l’ultimo aggiornamento 66.0.4 rilasciato da Mozilla. Stando ai feedback, non tutti gli intoppi sembrano però spariti: alcune estensioni ancora non sono state riattivate a dovere, per altre pare essersi verificato un reset delle impostazioni.

Il problema si è verificato in un momento particolare e delicato per il progetto Firefox: mentre si parla di un sostituto in arrivo su Android e dopo aver tagliato il Test Pilot lanciato nel 2016 per mettere alla prova le feature sperimentali con l’aiuto degli utenti.

Domenica, 03 Febbraio 2019 09:54

Un esercito di morti sta marciando su Facebook

Ogni giorno si contano 8mila profili di utenti scomparsi in più. Entro la fine del secolo gli account di persone decedute ammonteranno a cinque miliardi. E potrebbero superare i vivi in 50 anni, se questi ultimi non crescessero. Cosa fare con i loro dati?

Facebook è popolato da fantasmi. Non è dato sapere con precisione quanti siano, ma superano sicuramente i 30 milioni (ultima stima disponibile, risalente al 2012). È il numero di profili Facebook appartenuti a persone decedute. Un numero ovviamente destinato a crescere a grande velocità (circa 8mila persone ogni giorno), al punto che – secondo uno studio condotto dall’Università di Oxford – nel 2080 supererà i due miliardi e mezzo e raggiungerà i 5 miliardi entro la fine del secolo.

Questa cifra è stata calcolata immaginando che Facebook continui ancora a crescere, nei prossimi decenni, al tasso attuale del 13% annuo. Nel caso in cui Facebook smetta invece di attrarre utenti, il numero di utenti morti (seppur inferiore in termini assoluti) supererebbe quello dei vivi nel giro di 50 anni, trasformando il più grande social network al mondo in un vero e proprio cimitero digitale.

Nonostante sia impossibile stimare con precisione i numeri di questo fenomeno, lo studio punta gli occhi su un tema ancora oggi troppo poco dibattuto: quello della morte sui social network (affrontato in Italia da studiosi come Davide Sisto e Giovanni Ziccardi). “A livello di società, abbiamo appena iniziato a porci domande su questo ambito e abbiamo ancora molta strada da fare”, ha affermato uno degli autori della ricerca, Carl Ohman.

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